Donne e salute: il 31% soffre di ipertensione e il 14% è in una condizione di rischio

 

Il progetto nazionale “Prevenzione possibile. La salute al femminile” (www.prevenzionepossibile.it) presentato a Milano il 5 marzo, ha messo in evidenza uno scenario allarmante per quel che riguarda il rapporto tra le donne e la salute: il 31% soffre di ipertensione e il 14% è in una condizione di rischio sul fronte delle malattie cardiovascolari, mentre una donna su 4 in Italia dopo i 40 anni soffre di osteoporosi e una su 3 dopo i 50 anni.

Le donne poi fumano più degli uomini ma allo stesso tempo cercano di mangiare cibi più salutari e consumano meno alcol degli uomini. Tutti i dati del mondo in “rosa” sono esposti dal direttore scientifico del progetto “Prevenzione possibile” il Professor Stefano Carugo, Responsabile scientifico del progetto “Prevenzione Possibile” e direttore di Cardiologia Unità e UCIC, UOC cardiologia dell’Ospedale Santi Paolo e Carlo di Milano, e dalla Dottoressa Giuseppina Resmini, del Board scientifico del progetto e Responsabile del Centro per lo studio dell’osteoporosi e delle malattie metaboliche dell’osso, UO di Ortopedia e Traumatologia – ASST Bergamo Ovest.

Sempre più donne fumano e cresce la sedentarietà

Fumano più degli uomini e il dato è chiarissimo: sono 5,7 milioni le fumatrici italiane (dati 2017 Ossfad del Centro Nazionale Dipendenza e Doping dell’Istituto superiore di Sanità), soprattutto nella fascia di età tra i 45 e i 54 e sono in crescita le fumatrici di 55-74 anni, più al nord che al sud, sono molto sedentarie, pari al 47,3% contro il 37,3% dei maschi, ma generalmente, fatta eccezione per il 37,5% che risulta in sovrappeso o obesa (dati Istat 2015), cercano di mangiare cibi più salutari come frutta e verdura e consumano meno alcol (Quaderni del Ministero della Salute n.26, aprile 2016). In media il 31% soffre di ipertensione e il 14% è in una condizione di rischio (Progetto Cuore dell’Istituto Superiore di Sanità http://www.cuore.iss.it/).

Sono queste alcune delle ragioni che portano le donne italiane ad essere più esposte ad alcune malattie, prime fra tutte quelle cardiovascolari, loro killer numero uno, più di qualsiasi altra patologia. Nel nostro Paese, infatti, il 48,4% dei decessi femminili è causato da malattie cardiovascolari, principalmente cerebrovascolari e ischemiche del cuore, mentre il 23,8% da tumori e il 27,8% da altre patologie. La prima arma per preservare la salute del cuore è la maggiore conoscenza dei fattori di rischio, alcuni dei quali modificabili, e l’applicazione di poche e semplici regole.

L’esperto: «Più attenzione alla salute per prevenire le malattie cardiovascolari».

«A differenza degli uomini, le donne sviluppano patologie cardiovascolari con un ritardo di circa 10 anni, però, laddove si presenta un problema cardiovascolare, la gravità è maggiore – sottolinea il Professor Stefano Carugo, Responsabile scientifico del progetto “Prevenzione Possibile” e direttore di Cardiologia Unità e UCIC, UOC cardiologia dell’Ospedale Santi Paolo e Carlo di Milano -. Le azioni di contrasto più efficaci passano anche attraverso la responsabilizzazione di ciascuna donna rispetto alla possibilità di orientare il proprio comportamento verso un’attenzione alla salute in tutto il corso della vita, anche quando sono giovani e si sentono immuni – continua il professor Carugo -. Sicuramente, le donne sono parzialmente protette fino alla menopausa, ma non bisogna aspettare quella fase della vita per fare prevenzione. È noto, infatti, che la prevenzione primaria per invecchiare senza limitazioni nella quotidianità accompagna tutte le fasi della vita, non solo quella anziana».

Che ruolo ha un’attività fisica costante? «Un’attività fisica costante incide sulla riduzione della morbilità e mortalità cardiovascolare da danno coronarico, ictus, pressione arteriosa e dislipidemia – continua Stefano Carugo -, la sedentarietà, al contrario, rappresenta un fattore di rischio importante per ipertensione, malattie cardiovascolari e osteoporosi, un’altra malattia a prevalenza femminile che incide in modo negativo sulla qualità di vita».

L’osteoporosi è una malattia silenziosa da prevenire tempestivamente

L’osteoporosi è definita una malattia silenziosa, lo spiega la dottoressa Giuseppina Resmini, del Board scientifico del progetto e Responsabile del Centro per lo studio dell’osteoporosi e delle malattie metaboliche dell’osso, UO di Ortopedia e Traumatologia – ASST Bergamo Ovest. «Si definisce così perché, finché non si verifica una frattura da fragilità, può non presentare sintomi specifici -. Una diminuzione di altezza, un ipercifosi dorsale e/o un persistente dolore alla schiena possono indicare la presenza di una frattura vertebrale da compressione. È importante modificare gli stili di vita finalizzati al miglioramento della qualità dell’osso e ad abbassare il rischio di frattura con una dieta equilibrata con un adeguato apporto alimentare quotidiano di calcio e vitamina D, e con una regolare attività fisica moderata. È necessario giocare d’anticipo e con questa iniziativa ci auguriamo di incoraggiare le donne a farlo».

Il ruolo strategico delle ‘farmacie dei servizi’, per una prevenzione a 360°

La tradizionale vocazione della farmacia a fare prevenzione si sta potenziando con lo sviluppo della ‘farmacia dei servizi’. «Credo fortemente nella necessità di diffondere una cultura di prevenzione e di educazione sanitaria, in particolare tra le donne che sono solitamente più attente alla salute dei familiari che alla propria – dichiara Marco Cossolo, Presidente Federfarma -. In questo la farmacia gioca un ruolo importante e crescente perché è il primo presidio sanitario al quale il cittadino si può rivolgere, situato anche nei piccoli centri e con operatori sanitari di elevata professionalità. La ‘farmacia dei servizi’ mette a disposizione numerose autoanalisi, la misurazione della glicemia, del colesterolo e di altri parametri, e permette di fare screening per l’ipertensione e per il diabete, dando al cittadino la possibilità di contrastare l’insorgere di una patologia, con vantaggi per la salute ma anche con risparmi per il servizio sanitario nazionale».

Liliana Carbone

6/3/2018