Il tumore: combatterlo o prevenirlo?

di Alessandro Spagna

Andare incontro al cancro: sembra follia.
No, il male non vuole essere combattuto, meno che mai sfidato.
Al nemico si va incontro, per capirlo, per comprenderne la genesi, la storia.
Combatterlo vuol dire estirparlo. L’uomo, quando estirpa, distrugge, ma  viene poi pervaso, senza che se ne avveda, dal senso di un vuoto che, paradossalmente, conduce al bisogno di tornare a colmare.
Qui, il medico aspira il corpo estraneo nascente, certo.
Ma ha potuto farlo grazie a una persona che ha ascoltato il proprio corpo e ha deciso di preservarlo dal male; grazie a medici e infermieri che offrono parte del loro tempo al bene altrui; grazie a quella spinta vitale che dà soddisfazione a un dottore per il proprio operato e spinge un’infermiera a rincorrere il paziente per comunicargli la sua gioia.

Un male circondato da un intenso tessuto di bene.

Quando ho consegnato il regalo di compleanno a un caro amico e collega un anno fa, ho visto sul suo volto un’espressione di stupore che non potete immaginare.

Anche se ci conosciamo da venticinque anni, mai avrebbe creduto di ricevere un regalo così singolare: la prenotazione, a nome suo e della sua signora, per una visita di controllo per la prevenzione dei tumori alla gola e al cavo orale!

Da diversi anni a Torino e provincia è infatti attiva l’Associazione Prevenzione Tumori che offre visite mediche gratuite presso alcuni importanti ospedali del territorio, dove tutti possono prenotare controlli di vario tipo ai polmoni, alla cute, all’apparato uro-genitale, al retto-colon, e infine alla gola e cavo orale.

La ricerca medica ha fatto grandi progressi nella cura dei tumori, ma tutti ben sappiamo quanto vitale sia una diagnosi precoce per curare o addirittura evitare l’insorgenza di una patologia tumorale di tipo maligno.

Ma come mi è saltata in mente l’idea di fare un regalo così?

Di questo devo ringraziare una cara amica, una signora che quasi tutti i lettori di questo Periodico conoscono e che tutti gli anni si sottopone sistematicamente a queste visite, ma che non si ferma lì e “rompe le scatole” agli amici perché facciano lo stesso.

Quando si parla di tumori la paura è sempre altissima e siamo bravissimi a trovare delle ottime scuse per evitare di sottoporci a un controllo. 

“Non ho tempo. Ho tanto lavoro da fare”, “Devo aiutare un famigliare che ha bisogno di me”, “Il numero verde per la prenotazione è sempre occupato”, “Se deve capitare, non possiamo farci niente. E’ destino.”, “Grazie, adesso non posso, ma ci penserò il prossimo mese”. Le risposte sono sempre più o meno le stesse,

Solo i più “coraggiosi” ammettono: “Ho paura di farmi visitare e scoprire di avere un tumore”.

Un anno fa, a 48 anni, decido che era tempo di avere più cura di me stesso e fruire dei servizi offerti dall’Associazione per la Prevenzione dei Tumori.  Inizio quindi la serie delle visite, in genere tenute il sabato mattina da giovani medici che, in questo modo, guadagnano qualche euro e si fanno una grossa esperienza visitando tante persone.

La routine delle visite va avanti per un po’ in modo ripetitivo: esito negativo, rifare un controllo l’anno prossimo.

Finché un giorno, un giovane e energico gastroenterologo, alla visita di controllo al retto-colon, nota un minimo segno di positività nell’esame per la ricerca di sangue occulto nelle feci. Appena appena, ma … per prudenza, è bene fare una colonscopia di controllo.

Ed è proprio nel corso di questo esame che sullo schermo appare un grosso polipo appeso alle pareti dei mio intestino. Il medico, un uomo apparentemente burbero ma molto scrupoloso,  in pochi minuti provvede ad asportarlo senza alcun dolore.  All’uscita, nonostante le rassicurazioni, capisco dal tono della voce del medico e dell’infermiera che il pericolo non è ancora del tutto scongiurato.

Quando torno a trovarlo portando con me gli esiti dell’esame istologico, lo vedo, per fortuna, rasserenarsi: quel polipo era un grosso adenoma benigno scoperto proprio all’ultimo stadio. Si trattava di un polipo silente che non dava sintomi, ma che da lì a poco avrebbe formato delle cellule tumorali maligne che avrebbero richiesto una cura assai più impegnativa e dolorosa.

Sono tornato infine a ringraziare il giovane medico che per primo mi aveva segnalato il problema. E qui resto ancora stupito dal medico che mi chiede il referto per andare a mostrarlo soddisfatto a un collega dicendo “Guarda anche tu. Questo lo abbiamo preso per i capelli!”.  E l’infermiera, che mi aveva visto preoccupato alla prima visita, esce e mi rincorre per i corridoi per salutarmi di nuovo.  Sono questi alcuni degli episodi che mettono in luce l’attenzione e la passione del personale sanitario e dei volontari che collaborano a queste attività di prevenzione.

Mi rendo conto che si tratta di una vicenda molto personale, ma ho voluto raccontarla ai lettori del nostro Periodico con il desiderio che questa fortunata esperienza possa essere di incoraggiamento ad altre persone che, ancora adesso, hanno paura di … volersi bene. Mi auguro che questo articolo le aiuti a farsi un “regalo”. Ne vale la pena.

 

Articolo tratto da: gli Amici  n. 64 (Aprile 2015) .  Periodico dell’Associazione culturale gli Amici che svolge attività psicologiche di carattere formativo e divulgativo al fine di aiutare a:
Conoscere qualcosa di più di me stesso
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